venerdì, novembre 20

Only For Tonight


Com'è stato il concerto delle Piroth? Molto emozionante! Parlo con Nina e Johanna praticamente tutti i giorni su internet da quando ci siamo conosciuti anno scorso, e mi ha fatto molto piacere rivedere le attivissime sorelle svedesi dopo tanto tempo. Plusvalore... il primo concerto che avrei visto nella "Giungla" del Lego! (Molto suggestiva fino a quando non si abbassano le luci e partono i faretti rossi, che alternata all'altra illuminazione più consueta ci sta).


Ad aprire un gruppo raccattato dalle sorelle proveniente dalla... Svizzera! Tutti i membri anche molto simpatici. Si sente che, anche se giovani, hanno la stoffa dei professionisti. Sono sei elementi e suonano all'unisono come un'unica voce. Dal vivo veramente impressionante. Si chiamano i "Death of a Cheerleader" ("Non so se domani suoniamo o torniamo a casa. Devo controllare la mail").

Non solo mi hanno assicurato che non c'entra assolutamente nulla con Heroes (che non hanno mai visto), ma che si rifà ad un film underground con Donna di Beverly Hills (che non hanno mai visto). Si rifanno a postpunk e menate neo alternative varie, ma (ennesimo plusvalore) (che non hanno mai visto) vista la location mignon del Lego, i brani sono stati presentati vestiti di un suggestivo abito acustico. Proprio in gamba!

Le Piroth in gamba e carismatiche come al solito, con la loro avventura sempre più multimediale in giro per l'Europa in treno (è tutto documentato in tempo quasi reale con video e foto nel loro blog) producendo un retaggio audio-visivo-narratìvo che neanche Wim Wenders in "Fino Alla Fine Del Mondo". Il CD è ancora più bello, dove si assiste, rispetto a quello di esordio, ad un'evoluzione musicale votata a piccole sperimentazioni e ad un pop confidenzialmente ammiccante (in alcuni episodì) (che non hanno mai visto) che non dispiacciono affatto, e ti fanno fantasticare sulle potenzialità del biondisismo blue eye duo.

Unica pecca: la cafoneria della gente, mai stata così distratta e rumorosa. Speriamo in un megabis al Mattatioio, con le nostre eroine di ritorno da Taranto (ma pronunciato come Toronto) (che non hanno mai visto), con il consiglio di rimediare "Safe Heaven" e imparare a memoria "Only for Tonight".



domenica, novembre 15

Fog Dancers



La cosa che mi ha soddisfatto di più di suonare con i Tiny Tide a LaVigna è stata decisamente l'acustica, con tutte le pareti di legno che accarezzavano le sfumature più sottili e assorbivano le botte ceh Mic Leffe sparava alla batteria, con una voce che finalmente sarebbe uscita decentemente, se non fosse stato per il fatto che... se ne era dispettosamente andata!

Il basso di Manuel, con il nuovo scatolone amplificatore vintage, è una figata mai vista, e assieme alla superversatile chitarra nuova di Dendrix hanno contribuito non poco ad impreziosire il sound.

Prima di noi nessuno, ma l'after show è stato affidato a Dendrix all'heavymetal e Nicolas alla batteria. Non poco considerando che non si pagava il biglietto! Era chiaro che Nicolas, grande sostenitore che mi fa sempre molto piacere incontrare (a livello di assurdità mentali siamo sulla stessa linea d'onda, con la differenza che io non ho bisogno di bere per sintonizzarmi sulle sue frequenze), doveva combinarne una delle sue. Così non faccio in tempo ad allontanarmi 5 minuti da Clint (la mia chitarra acustica) che la trovo rovinosamente a terra coperta di birra. Rock'n'roll!

Sono stato anche molto contento del clima molto disteso e sereno che c'è stato. Tutto è filato liscio, anche quando il Boss Delay ha deciso di appiedarmi a metà di "Mask Me Mask Me Mask Me", che i ragazzi hanno proseguito egregiamente senza battere ciglio.


La mega bombetta iniziale con intro ormai è diventata la mia parte preferita dello spettacolo, ma mi ha fatto anche molto piacere suonare per la prima volta "AAA", che mi manda veramente su un altro pianeta (Planet Rock?).

Pensavamo la gente si fosse stufata di una scaletta così lunga, invece richiamati per il bis non volevamo veramente finire più!


La serata si è conclusa, almeno per me, assieme a Seek in pizzeria (l'unica aperta alle 2 di notte a Cesena), a parlare di come noi post-giovani fighetti snob ascoltiamo musica giovanissima e avanti quando i giovani si fossilizzano su cose che neanche i nostri nonni. Così abbiamo un po' riso (nonostante l'amore-rispetto per queste band) su questo fanatismo che ruota attorno a gruppi come i Wilco e i Polvo. I POLVO, CAZZO! WILCO! Ma chi cazzo li conosce, dicevamo. "Tu li hai mai sentiti i Polvo su Radio DeeJay? Hai mai visto i Wilco dalla Ventura?". "Cioè... io li ascoltavo attaccato alla radio dieci anni fa a Stereonotte... ma gli altri?".



E invece mi sono dovuto ricredere! La Polvomania, che sembrava irreale come la nebbia che si infittiva all'interno del Bronson, esisteva ad una consistenza palpabilissima. Gente giunta da tutto il nord in lacrime (almeno nelle prime file) piangendo "era dieci anni che aspettavo questo momento. DIECI ANNI!". Bisognava aspettare!

I Polvo! Impossibile non amare una band così modesta nonostante la presa sulla nicchia a livello mondiale e l'indiscutibile talento, una band che sale sul palco col sorriso sulle labbra rimbalzandosi commenti del tipo:"Ma cos'è tutta questa nebbia?", "Ma riuscite a vederci?", "Ash... dove cazzo sei?". DEI GRANDI, con più presenza ora che dieci anni fa sulle foto sbiadite di Rokkerilla. Un po' ti vergognavi, nonostante l'amore insensato, non calcolato, animale, istintivo per le canzoni, di stare in mezzo a fan venuti così lontano, che cantava in perfetta asincronia con la band di luci e ombre di mondi interiori malati come se si trattasse di "Hey Jude", e che riconosceva album di provenienza e canzoni da ogni più insospettabile nota d'inizio. Ma che show! Con la sorpresa di vedere dal vivo concretizzarsi con la stessa resa l'energia e l'assurda capacità perfettamente impeccabile e sbilenca di album che si svelano senza trucchi ne inganno, con un affiatamento invidiabile sotto un impianto luci mai perfetto come ieri sera.

Detto che quel pazzo di Brian Quast, che ci ha regalato un assolo assolutamente fantascientifico, per quanto mi riguarda è il batterista dell'anno, è che al secondo bis la gente gridava in lacrime "ANYTHING!!!" e "MY SHARONA! LOUIE LOUIE! WHATEVER!", chiudo questa consuetamente rapida quanto prolissa parentesi dicendo che ringrazio l'entità superiore che gestisce con un dado random da trentasei facce le nostre vite per avermi fatto arrivare a casa indenne con tutto quel nebbione che c'era. Anche fuori dal Bronson.




Qualche Polvofoto qui

Polvovideo 1 | Polvovideo 2 | Polvovideo 4

lunedì, novembre 9

In Ritardo




Ciao a tutti belli e brutti. Scrivo due righe così per dimostrare che non sono morto. In realtà non ci manca molto, visto il tracollo fisico strutturale che ho avuto ieri pomeriggio barra ieri notte. Ma ora sono ancora in piedi e con tonnellate di episodi di serie televisive con cui mettermi in pari, soprattutto grazie a Paso, che mi sa tanto che mi ha attaccato una nuova malattia :)



Andate a vedere, se siete ancora in tempo, questo meraviglioso film, che è stato in grado di aprirmi il cuore come non succedeva da parecchio (tra l'altro e' anche indissimo!).

Sabato una bella uscita con la ballotta. Mi sono veramente divertito al concertodi Jay il Ritardato. Potete leggere qualcosa con il vocabolario sotto qui. Ero in formissima! (si vedeva?) Talmente in forma che ho lasciato il cellulare nella macchina di Demetrio! :D

Tra le altre cose i miei amici ferraresi, che non ho conosciuto perchè uno di loro aveva cambiato taglio di capelli e non assomigliava più a avid Hasselhoff, Compagnoni, che sembrava diventato più giovane di Pullo, che a sua volta
mi manda metamessaggi crittografati sul cellulare a prova di Codice Da Vinci, Stefano il Pony Spaziale, che dice che con l'ultimo album i Flaming Lips ci hanno perso, e con ci hanno perso intende noi fan, Seek che fa un'entrata spettacolare dopo la transpadana Ravenna-Bologna nasando un'inaspettata inversione dei poli che ha portato il Bronson ad essere mitteleeuropeo e il Covo provinciale, Beko che evaporava sigarette al coperto (nel senso che aveva la berretta di lana e il piumino nella sala) mentre io Robbie e Ale gli palesavamo che non poteva fare parte del Team Degli Occhiali Geek, Paso e l'Ele che si sorbiscono le nostre fantateorie sul perchè la gente allegra non è figa e mi attaccano - come stavo dicendo - nuove malattie catodiche.



In merito... cerco di mettermi subito in pari. Il concerto? Alcuni hanno detto che sono stati un po' ripetitivi e vedere i Beatles suonare sul tetto della EMI Corp era stato più emozionante, ma io concordo anche con chi ha fatto notare che 40 minuti così tirati e coinvolgenti averebbero fatto divertire anche chi non è appassionato del genere. Quanto di meglio in giro in mancanza dei Ramones.

PS PER PULLO: il nuovo blog è questo :D


mercoledì, novembre 4

TS&TC


Chiaramente, quando si tratta di promuovere le mie coglionate musicali, 5 sec. per un copia+incolla li trovo sempre! :D

L'altro giorno mi sono sorpreso nel trovarmi citato addosso una parte di testo di una delle mie canzoni (Forse per ora la più riuscita). Mi è venuta così la voglia di raccogliere un po' tutte le versioni a cui eravamo arrivati prima della definitiva e impacchettarle. Buon ascolto! :)


Here's the tracklist:

1. The Smiths & the cure (EP Version)
2. The Smiths & the cure (Stars in Coma Edit)
3. The Smiths & the cure (Acoustic 1st demo)
4. The Smiths & the cure (#9 Version)
5. Rain Rain Rain (Roxie Music Cover)


domenica, novembre 1

Jonathan be good!


Il fatto che mi ritrovi a scrivere due righe su queste pagine telematiche recensendo un concerto a distanza di una settimana la dice lunga sulla quantità di tempo libero a mia disposizione. E il bello è che è totalmente assurdo chiamarla "attività frenetica". Se tiri in ballo in una discussione quell'aggettivo uno si aspetta persone in giacca e cravatta intente a correre da un ufficio all'altro scambiando 24 ore con giornate più lunghe, aborigeni in fuga da legioni intere di tigri e leoni, formiche cinesi intente a girare gli ingranaggi del grande frantoio universale della macchina sgretolaconsumismo. Considerando che alla fine il tempo in cui vivo veramente si riduce a 4 ore quotidiane, non pensate a me intento come Dexter di Space Ace intento a saltare da un'astronave all'altra per salvare principesse spaziali. Attribuito alla mia persona, un'"attività frenetica" mi vede sempre immobile in una stanza a scrivere, comporre, suonare, consultare Facebook o imbrattare qualche blog (quando non suono in giro o guardo Heroes).




Dopo questo fantastico demenziale preambolo mi chiedo: ha senso scrivere qualche impressione su un concerto di una settimana fa quando ormai tutte le news musicali passano tutte prima da qui? Forse solo come uno dei tanti episodi da pagina di "Caro diario", giusto per scrivere due cazzate in italica lingua.

Bene. Ben due sabati fa sono andato a vedere il signor Johnathan Richman. Foto link e filmati li trovate qui. Forse il concerto più importante che ha avuto il Bronson quest'anno solare.

Importante perchè assieme ai Modern Lover, in concomitanza ai Violent Femmes, Johnny ha aperto le porte al pre-punk con la semplicità tipica del rock in stile musica garage, e con i suoi brani stralunati di presa immediata è riuscito a riempire alcune pagine della storia del rock con l'immediatezza che solo un bambino può avere alla poetica dell'io in un mondo totalmente fuori controllo e incomprensibile.

Johnny ha cantato di tanti poeti in un'ottica pop assolutamente unica. Van Gogh, Dalì, Picasso... eppure, occhi sbarrati fissi nel vuoto e eterno stupore in tracimazione da sguardo e bocca spalancata innanzi al pubblico quel sabato Johnny sembrava proprio... quel pazzo visionario di Ligabue! E chiaramente non mi sto riferendo al cantante groulatore italiano!


Come uno si sarebbe potuto aspettare dalla sua apparizione come narratore cantante in "Tutti pazzi per Mary", Johnny ci ha intrattenuto semplicemente con la sua chitarra e la batteria di Tommy Larkins, puntando tutto a immediatezza, sensazioni fisiche e dirette come i balli sghembi a lato palco, un umorismo tra il tragico e lo sfacciato da giullare eternamente fanciullo che lo ha posto ad un livello intermedio tra Paolo Conte e Benigni, con il biasimo di molti amici per una mancata sobrietà e la scelta di suonare gran parte del suo repertorio in pseudoitaliano o spagnolo in barba ai grandi classici (ci siamo rifatti alla fine con un'interminabile versione di "I was dancing in a lesbian bar").

Per quanto riguarda il mio sempre più fragile microcosmo sono stato veramente contento di avere risolto un altro di quei cicli incredibilmente significativi rimasti in sospeso in qualche attimo lontano della mia esistenza, in attesa di trovare compimento sensato in una supposta filosofia delle coincidenze sensate e ineludibili, come quelle tanto care a Salvador Dalì.

Chi l'avrebbe mai detto più di 10 anni fa che un giorno avrei avuto l'occasione di poter assistere dal vivo ad uno dei più autentici e genuini miti del rock? Suppongo di dovermi sentire un po' in debito con Chris (Il Landlord del Bronson) anche questo giro :)

domenica, ottobre 18

Previously on 7 Sunday5

Partiamo dall'oggi. Oggi e' fondamentale. L'anello di congiunzione tra Futurama e i Flinstones. Dendrix è venuto agli Studio Sonda e abbiamo fatto finalmente un gran casino. Grazie ai vicini di aver permesso che "Oggi" sia ancora un ponte di tramite tra due momenti della mia esistenza e non uno strapiombo improvviso tra l'indie scenester che ero e la rockstar che non diventerò mai da vecchio.


E tutti gli altri giorni che ho saltato? Forse ormai non vale neanche la pena di riassumerli, tanto le mode passano in fretta, e molto presto nessuno si ricorderà di quanto facevano cagare gli XX e i Fuck Buttons. Diciamo che sono stato molto malato (quasi per una settimana intera, da weekend a weekend), e l'unica mezza giornata di salute che ho avuto a disposizione ho lavorato a questo:



Il video l'avevo più o meno in testa da quando ho scritto la canzone con LeBleu, ma - vuoi la potenza del computer, vuoi la mancanza di voglia di sbattermi - non ero mai riuscito a realizzarlo.

La settimana pre-precedente invece vale qualche ragguaglio, grazie ad una brillante doppietta al Covo Club. Niente di trascindentale, non i gruppi del secolo, ma tanta buona musica anche prima e dopo i concerti. (Un pazzo ha messo su' "Brainiac Daughter" dei Dukes of Stratosphear e nella "Sala Grande" qualcuno mi ha fatto di nuovo scatenare con "Never Missa a Beat" dei Kaiser Chiefs!!!)


I JoyCut non li conoscevo. Tecnicamente molto bravi, soprattutto per essere italiani. Non mi hanno detto molto, ma decisamente una band di valore adattissima al Covo.



Con la loro voce e un ensemble così affiatato i Cinematics sono stati decisamente molto meglio dal vivo che in studio. Una band veramente energetica, che supera in vibrazioni e intensità quello che un suono già datato dopo due anni non è in grado di suscitare.


I Fiery Furnaces invece una bella sorpresa, con una formazione a 4 più rokkkettare che mai. Non sapevo veramente cosa aspettarmi da un duo che in studio si permette un eclettismo così fantasioso quanto calcolato. Basso, chitarra, voce e batteria sono riusciti a trasformare le loro fantasie pop in una corrente di cambi ritmici e armonici veramente notevole. In particolare mi ha colpito l'incrocio dodecafonico di basso e chitarra in alcuni stacchi, dove le melodie dei due musicisti si incrociavano al confine tonale dei rispettivi strumenti, per poi tornare al rigore dei singoli brani.

Eleanor Friedberger gran tonna, proprio il genere di performer che mi manda in visibilio: modesta, vivace, fantasiosa, generosa ma che non si fa calpestare, che conosce quanto può donare ai fan ma allo stesso tempo quale è il vero confine del palco. Ed è così che si è concessa sorridente al brindisi con una fan in quella frazione di tempo concessagli dal brano che stava interpretando, tagliando corto pero' ai successivi inviti della ragazzina quando si e' trattato cose piu' ... stupefacenti, ignorando anche le successive offerte per un semplice sorso d'acqua.

Aspettando altre mirabolanti serate in compagnia di amici e buona musica, per ora mi limito a pompare i Gluecifer di brutto e autoffrirmi... un sorso di ottima coke! :)

Approfondimenti su foto e filmati li trovate qui e qui....

Ah, sì! Sempre sul "bloggone" ho pubblicato una mia intervista a Frida Vermina delle Rough Bunnies che ha suscitato abbastanza entuasiasmo e scalpore. Se vi va di chiamare un amico o amica e farvela tradurre dall'Inglese, la trovate qui....

Sono ancora in tempo a ricordarmi di avere scordato qualcosa? Mmm.... certo! Qualche lunedì fa ho registrato in studio le parti vocali per "February","Ginger Genie" e "A Song For EMI". E ora il nuovo episodio...




martedì, settembre 22

No Glas Go!!

"There is a place / where tourists go..."

Il viaggio a Glasgow era nato un po' per l'esigenza di riscattarsi da un'estate vissuta nella totale e parzialmente masochistica carenza di eventi di rilievo durante l'estate passata. In questo Charlotte Hatherley che annunciava il suo tour Inglese per promuovere il nuovo album "New Worlds", con una mostruosa media di due concerti a serata, è stato un faro ispiratore e illuminante come la sua fiammante Telecaster e i nuovi capelli rosso fuoco.

Charlotte aveva già vissuto l'estate che non avevo vissuto io, grazie ad una tournè americana come chitarrista sotto copertura dei Bat For Lashes che aveva toccato le medesime città in cui avrei dovuto ritrovarmi nello stesso periodo in cui sarei dovuto essere lì.

Andare a vederla a Glasgow era un po' come ricongiungersi con la realtà.

In aereo (Ryan) siedo vicino ad un signore brittico, presumibilmente scozzese, sulla cinquantina, con scarpe consumatissime, baffetti, look un po' western bovaro, aria vissuta. Aveva chiesto all'hotess una Pepsi ed un caffè. Contemporaneamente. Le nuvole cominciano a dissolversi man mano che l'aereo perde quota in modo calcolato. Fuori la campagna scozzese. Precisa, imponente, quasi onirica. Il tempo è mesto, grigio, ma non piove.

- Not rainy. It's pratically summer

Il vicino d'aereo si volta verso di me divertito e sbotta: "Yeeeah! You can say that! It's a good weather!"

Il Ryanereo plana, parte un jingle di successo a metà tra "installazione completata" e "hai superato l'ultimo livello", e i soliti Italioidi non riescono a trattenersi da un tentativo di applauso, mentre io mi limito a piegarmi dal ridere mentre mi slaccio la cintura di sicurezza.

L'adesivo "ZondaSeek DJSet" è fondamentale per ritrovare il mio piccolo Trolley.

Il check-in Scozzese riesce a intimidire e a far mettere sull'attenti, al contrario di quello italiano. Massicci militari in divisa con fucili mitragliatori carichi, poliziotto che affianca l'addetta dell'aeroporto che ti chiede: "Per favore, specifichi la natura del suo viaggio..."

Qui sono veramente precipitato in una serie di funambolici capitomboli.

"Sono venuto per vedere un concerto", mi scappa. Poi penso all'assurdità della cosa per una persona normale, e quindi penso alla prospettiva di una persona normale protetta fa forze armate. "Chiaramente per vacanza. Sì. Per vacanza". Silenzio da parte della funzionaria, che continua a fissare perplessa la mia carta di identità. "Rimango solo per un paio di giorni, poi me ne torno in Italia!". Ogni replica mi sembra solo di fare peggio. Mi restituisce il documento e mi fa:"Certo! Vada pure. Si goda il suo viaggio. Buon divertimento". Meno male!

Usciamo dall'aereo e subito si apre la porta del treno nella stazione di fronte. Saliamo confidando che il gruppo di signore attempate già ubriache di prima mattina non si siano inventate una boiata da sbronze rassicurandoci senza troppa convinzione che il biglietto si poteva fare anche sul treno.

Segue una serie di messaggini a Robbie, cominciati all'imbarco con scambi del tipo

- Seek è seduto vicino ad un personaggio famoso. Mark Zonda
- L'avevo già indovinato! Mi sto mangiando i piedi!

"Glasgow e' come Faenza. Ma senza la puzza"
"A Glasgow ci sono campi da golf talmente grandi che ci passa la ferrovia in mezzo"

E compagnia bella...


Glasgow da subito mi ha un po' deluso. Architettura, edifici... dalle mie foto non si evince, perchè ho chiaramente fotografato solo squarci di quartieri più decadenti e particolari, ma rispetto a Londra o Dublino non mi sembrava di vivere nulla di diverso che camminare in alcuni quartieri di Modena o Reggio. Le ragazze, come tassonomicamente classificate dal compagno di viaggio Matt Share in modo inappuntabile, bionde, occhi azzurri quando non blue e dalla pelle candida, di dividevano in

a) Carine, se vestite bene o truccate passabili per bellissime
b) Bellissime
c) Ciccione

Praticamente un paradiso! I Glaswegiani tutti disponibili, affabili, rassicuranti, gentili, a parte il nostro primo contatto con un tipo scazzato dell'Ufficio Turistico. Dopo un po' di tempo ti rassegni al fatto che Glasgow non sia propriamente una città turistica, anche la gioventù sia molto pacata e compassata, ma che almeno ti possa sentire rassicurato dal girare per la strada a qualsiasi ora del giorno senza la paura di essere scippato se non accoltellato per sbaglio. Lo dimostra il fatto che - al contrario di Lontra o Bublino - non ci sia coprifuoco di sorta. Stranamente c'è più gioventù sguinzagliata al Sabato che al Venerdì. I Weegiani escono dopo mezzanotte e rimangono alzati a bere fino all'alba, come confermato anche dal simpaticissimo tassista che ci ha traghettato a verso l'aeroporto alle cinque del mattino di Domenica.

Abbastanza una piacevole mazzata, come è giusto che sia ad ogni vacanza vissuta intensamente, con quelle otto ore di camminata al giorno e 4 ore di sonno per notte (il chicken vindaloo la sera prima di partire pero' non me l'aveva prescritto propriamente il dottore)



Vicinissimo alla stazione, camera sul lato interno rispetto alla strada, pulito, acqua calda e VASCA, letti veramente riposanti, bollitore, wi-fi e TV in camera, personale disponibile e gentile, sala bar in stile "Lost in Translation" e ristorante indiano frequentatissimi e di classe, la scelta di Seek si è rivelata molto azzeccata, nonostante le preoccupanti recensioni che avevamo trovato su Internetto che vedevano gli Scarafaggi protagnisti assoluti di scorribande all'interno di cumoli di materiale marrone ipoteticamente sparso tra Walter e lenzuola spiegazzate.

Charlotte suona al King Tut's Wah Wah Hut. Scrivo ad Andre degli Stones of Venice che lunedì in cartellone ci sono addirittura i Top Loader, che si sono riformati. Ma Andre non li conosce.



Tralascio commenti su ristoranti vari. A parte i pasti saltati per sbaglio (sembra che la maggior parte dei negozi chiuda alle 18:00 e le cucine alle 20:00) abbiamo sempre mangiato più che ottimamente, per quanto mi riguarda sempre ottima carne.

Un'altra cosa che mi ha favorevolmente impressionato e stupito, è che i miei sensi di colpa legati al pensarmi "Italiano barbaro casinaro e cafone" e tutti i miei tentativi per dimostrare pacatezza, disciplina e buone maniere, non solo sono mitigati da autoctoni che non mantengono le file e sono incuranti dei semafori rossi dall'altro capo delle strisce pedonali, ma vengono spazzati via nel vedere quanto l'Italia venga presa in considerazione. Birra (Moretti imperante), prodotti culinari, dolci, vini, divani, arredamento, vestiti alla moda, anche quando un prodotto non è propriamente di origine Italiana richiama nomi a noi familiarissimi per associare un articolo ad un sinonimo di qualità. Insomma: siamo forti nonostante chi ci rappresenta all'estero!


Il King Tut's ha una sorta di pub abbastanza grandino al piano sottoterra, e lo spazio dedicato ai concerti al piano superiore, un po' come all'Officina 49, ma con un impianto che sbomba (mai viste così tante casse spia, e già questo era indice del resto)

Non conosco il nome del primo gruppo che ha aperto la serata, e nemmeno ci tengo a saperlo. Non voglio scoraggiare tutti quegli adolescenti che si mettono per la prima volta assieme nel tentativo di convogliare le loro energie focalizzandole verso quell'obbiettivo comune che è "Fare Musica", però prima di farsi esperienza dovrebbero provare a suonare in luoghi più consoni, come le palestre e le camerette. In pratica ragazzotti molto ingenui che proponevano loro canzoni blues incentrate su cotte da liceali o inesplicabili quanto ingiustificati tormenti interiori. Tutti pulitini, più patinati dei CD Singoli dei Coldplay in offerta al piano di sotto, vittime di tutti gli stereotipi del blues e insipidi come il pane intinto nell'acqua.

Il popolo ancora si tiene a distanza dal palco, a parte l'hyperansioso sottoscritto e un altro pazzoide autoctono maniaco di Charlotte come me, affiancato dalla compagna, presumibilmente la moglie, altrettanto fanatica.

"Aspetta. Ancora non è cool essere in prima fila"
"I'm gonna sing all SUMMER long"
"... hey... BEHAVE..."

Due cretini che si incontrano, insomma.

Cominciano ad avventurarsi interessanti donnine attorno al palco, con adesivi rosa attaccati alle vesti. Sono free pass. Proprio quanto penso che Charlotte ha messo su una band di simpatiche ragazzine, capisco che invece si tratta del secondo gruppo d'apertura, tali "Futuristic Retro Champions". UNA RIVELAZIONE.


Elettropop allegro con brio, cori ben bilanciati, una cantante biondissima che sembrava fuoriuscita direttamente da un manga, il bassista che sembrava la versione di Sean Lennon di un multiverso molto più magnanimo con lui, la tastierista semplicemente troppo carina. Minuta, seriosa, composta e di classe, a dire il vero quest'ultima non stava troppo bene. Tutti avevano una loro parte ben strutturata nei cori. Di Glasgow, avevano gia' riempito e animato la sala prima dell'arrivo di Charlotte. La seriosità della tastierista veniva interrotta puntualmente da questa irresistibile catena di eventi:

a) I fan richiamavano l'attenzione della cantante
b) La cantante veniva incitata a fare la scema
c) La cantante faceva la cretineria di turno, tipo una strana combinazione di pose hip-hop propiziatori per incanalare e invondere eneriga ad uno dei membri del gruppo
d) La tastierista cedeva e non riusciva a non ridere davanti ad una simile cialtroneria.


Vi prego! Chi ne ha il potere li porti in Italia!!!

Finalmente era giunto il momento in cui era fighi essere attaccati al palco. Vi dico solo che ero talmente vicino a Charlotte Hatherley che ha dovuto aggiustare l'asta del microfono perchè se no mi sbatteva addosso. Andre mi chiedeva se fosse così bella anche dal vivo. Dico solo che i suoi occhi erano così grandi e blue che non mi arrischiavo a fissarli per paura di perdermici dentro e non tornare più in me. Charlotte sbircia dalla scala antincendio, che dà ingresso agli artisti direttamente sul palco. Studia bene la situazione, e poi cerca di farsi forza proferendo:"Ok. Let's do this thing.".

Carlotta ha presentato il suo nuovo album: "New Worlds". Anche il live rispecchiava la sua natura più pop, semplice, diretta, chitarrocentrica, meno incentrata su cori e tastiere, rock e incendiaria. Un basso, una chitarra, una batteria. Non c'era bisogno d'altro. Poco spazio ad alcune vecchie glorie. Nessuna traccia di "Bastardo". Un qualcosa. Forse l'emozione più vicina possibile per un appassionato di musica contemporaneo a vedere Hendrix dal vivo. Sicura, ammaliante, aliena, distaccata ma piena di energia, con una sicurezza nel padroneggiare ipnotici giri di chitarra, effetti e cantato assolutamente uniche quanto invidiabili.


"Summer", dal primo album, eravamo pronti tutti a cantarla. Qualcosa vibra nell'aria al termine del brano che la precedeva. Era palese che noi pubblico avevamo barato, e stavamo caricando i polmoni per urlare a squarciagola: "Summer's coming, and IIIII knooow I'll feeeeel...." , avendo palesemente barato e sbirciato la scaletta. Charlotte probabilmente se ne accorge, e... SALTA a piedi pari il brano, che per non rischiare di essere uccide affianca al bis con la gloria atrettanto contagiosa "Kim Wilde".

La giornata successiva ci siamo meritati addirittura il sole!

(ecco il risveglio!)

Giardino botanico e KevinSide, come consigliato da Rowena dei Cue Fanfare. Piedi ormai massacrati facciamo parziale uso della metro, più ima token ring, che scorreva in due direzioni attorno alla città. Qualche negozietto musicale ben fornito, che promuoveva smodatamente le rimasterizzazioni dei Beatles. Ci imbattiamo anche in un locale pittoreschissimo dalla falsa parvenza di chiesa, dove sembra abbiano suonato anche gruppi indiepop di una certa levatura.


Kevinside è già un lato più interessante della città (ma ancora scordatevi musei o negozi particolari, nulla che non si trovi anche in Italia o tuttalpiù su internet), e il Sabato la città sembra essere un po' più animata.

La sera me la sono fregata con il ristorante Indiano! Faccio il fenomeno e ordino l'unico piatto che conosco, che non era neppure a menù. Tipo la cosa più piccante che la cucina Indiana annovera nella sua tradizione. "EXCELLENT CHOICE!" esclama molto soddisfatto e sorpreso il cameriere, portandomi una scodella di lava piccante in cui dentro avevano fatto dissolvere un malcapitato volatile. Per orgoglio sono arrivato a mangiarne metà, riducendomi spesso che se mi fossi lasciato andare ad una sbronza!

Al Nice n' Sleazy arriviamo abbastanza tardino (ancora una volta hanno iniziato prestino). Riusciamo a vedere il gruppo di punta: i Findo Gask, un incrocio tra Weezer, New Order e Cornelius, con voci e cori veramente incredibili e il bassista che alterna la chitarra basso alla tastiera. Hanno dei fan molto accaniti, e suonano tutti i sabati al termine delle serata dal vivo denominate "Crufts", a cui abbiamo partecipato all'innaugurazione. Penso che - ora che non ci sono più le nottate PIGS - siano le feste indie più attese tra tutti i ragazzi di Glasgow, a giudicare dalla quantità di indume che si era radunata all'evento.


Al Nice la situazione è ribaltata. Il grande pub è al piano superiore, i live prendono luogo nell'ampio seminterrato. Mi reco al bancone dei Findo e faccio subito la figura dell'oldisismo, chiedendo il CD. Con sbigottita aria di sufficienza mi viene cordialmente detto che è disponibile solo il 12 pollici.

- Io non ho il giradischi...
- Puoi comprare i nostri brani su iTunes...

E' veramente tardi. O meglio, per noi che abbiamo messo la sveglia alle 4:45 per prendere il Taxi nella speranza di raggiungere in tempo l'aeroporto. Non certo per la gioventù di Glasow (tornata da Rimini?) che pure nella loro veste rassicurante di bravi ragazzi e ragazze inside trova nella tarda ora della notte il posto per qualche sboccata isolata e rassicurante sboccata sul muro da parte di giuovani giuentildonne e un inseguimento pro pestaggio paventato poco convinto.

Il tempo per una foto cretina, e si recuperano le forze per ritornare in patria, pronti per un'altra avventura!