giovedì, luglio 2

Amazing Disgrace


Trovo sempre meno tempo per scrivere anche qua. Ormai mi sono quasi dimenticato come si fa, a scrivere in Italiano intendo. E nel frattempo le cose da dire si accumulano, e si stemperano le emozioni che vorrebbero trasmettere come matite colorate ormai spuntate da un uso frenetico e compulsivo. Ma il piacere di esprimerle, certe cose, molto spesso è più forte di quello di delineare un quadro preciso. Quindi ci si prova lo stesso a sporcare quel foglio bianco, ormai luminoso e verticale di fronte ad una tastiera, sempre più simile ad un grande schermo cinematografico. Freddo, distante, surreale.

Capita così che, come ha sottolineato Dendrix, venga celebrato il primo vero sentito funerale planetario su Facebook, con una perdita, quella di Michael Jackson, che ha segnato non soltanto tanti appassionati, ma anche persone comuni che non si aspettavano potesse morire di punto in bianco, inaspettatamente, un'icona mondiale che e' stata in grado di farsi amare e odiare al pari di Topolino o Pacciani. Un amico è tornato da poco dall'America. Ha detto che l'unico momento simile della storia americana degli ultimi anni accostabile alla morte di MJ è stato l'11 Settembre, se non altro per bombardamento mediatico.
[Vedi post su SleepWalKing]

Poi ne capita un'altra a ciel sereno che levati! Schiatta anche l'Apo della MyHoney, la storica, nonostante fosse giovanissima, etichetta indie Italiana (ma Paolino! Hai avuto un esaurimento nervoso?!?), che nata come casa naturale dei Lunetti ci ha regalato concerti, momenti, album, amici ed emozioni con i Tiger Tiger, My Awesome Mixtape, Cellmates&Mixtapes, Soda Fountain Rag & Friends, Parker Lewis e Rough Bunnies. Non so se sia più epocale per il mio microcosmo il crollo di questo piccolo pilastro o del grande eroe danzante americano in "bianco e nero".
[anche qui ho scritto qualcosa , ma Frigopop l'ha fatto meglio!]

Per fortuna anche un po' di buone nuove. Proprio il giorno che indossavo, dopo eoni che era rimasta a poltrire nel cassetto, la mitica maglietta "Indie Pop Fucked Up My Brain", l'etichetta miciosa "Black*Kitten" passa dopo solo due anni da essere un felice esordio per collezionisti ad un vero e proprio catalogo, di BEN due dischi :)
[qui su SleepWalKing]


Felicitazioni a babbo Paso e Mamma Ele :L

E poi il concerto dei Tiny. Bella la giornata assolata a fare tranquillamente i miei giri in centro al posto di riposarmi come mi ero riproposto (gia' la sera prima non ho avuto le forze di andare a vedere i Clever a Maria....). Si stava proprio bene. Una serenità totale. Poi ho conosciuto Demo nel giorno peggiore della sua vita, e sono stato ucciso dal suo sarcasmo abrasivo al peperoncino scaduto... Il palco che non arrivava, e Bertaccini che aperitavava mentre stavo montando quello d'emergenza. Mi ha fatto molto molto piacere vedere amici che non vedevo da una vita (oltre a i soliti, che mi danno sempre una carica in piu'), alcuni dimagriti, altri invece con un bel pancione (e sono venuti lo stesso!), le nostre mitiche segretarie (ormai la gente viene per loro) E KAP DEL LEGO! Quella si' che e' stata una fottuta sorpresa! Mi ha fatto veramente MOLTO MOLTO piacere, non me lo sarei mai aspettato, un po' come quando e' venuto a vederci Merighi la settimana scorsa al Diago!

Come dice Seek, un'altra "Infinite Session". Piu' di un ora di repetorio originale (esclusa "Go Ego Go"), con Mic che gli scappava la plin plin e mi ha lasciato da solo sul palco a fare "Mask Me Mask Me Mask Me" e "Beachvolley Field" (non me lo aspettavo! ero nel panico, avevo provato ad accennare "AAA", ma... il buio!) e il trittico di Osamushi (il mio sintentizzatore Micron, che finalmente sono riuscito ad utilizzare) con "Scrambled Eggs", "Joanie don't u worrie" e "SHL" (che abbiamo accelerato un po' troppo, e con l'acustica e' un'altra cosa").

L'altra cosa abbastanza inusuale, che non mi era mai capitata in 2 anni, è stato coe tutti abbiano avuto la simpatica idea di venirmi a rompere il cazzo, facendomi alterare non poco. Ma non durante o dopo il concerto, che gia' sarebbe stato motivato un po' di piu'. PRIMA. Fai questo, non fare quell'altro, perche' hai scelto quello... addirittura durante il soundcheck mi si diceva come regolare voce e chitarra... e io che continuavo a ripetere inutilmente: "MA GUARDA CHE NON SONO IO AL MIXER, al massimo ti posso dire come mi sento in spia!"

Cmq alla fine tutto bene. Carico a palla, occhiali che cadevano un po' di meno, e' stata una bella festa. Come al solito, SOPRATTUTTO GRAZIE A VOI.

Aspettandovi alla prossima occasione vi lascio con un po' di filmati :)

Tiny Tide - “The Psychopath At The Club” (Clip)
Tiny Tide - “Ginger Genie” (Clip)
Tiny Tide - “Tiny Trains” (Clip)
Tiny Tide - “Scrambled Eggs” (Clip)
Tiny Tide - “Joanie don’t u worrie” (Clip)





domenica, giugno 28

Dis-moi que tu ne pleures pas


Grazie a Adriano Zoppolato per le foto.

Perchè un po' di nuvoloni ci sono stati proprio in cima al terrazzo del Diagonal, dove stavamo per suonare. Come chi? Mark Zonda e i Tiny Tide, anzi, per l'occasione GC e i Tiny Tide. Le prime ad arrivare sono state proprio "le segreatarie", più deliziose che qualsiasi ragioniera, più intelligenti di qualsiasi velina, rimediate da Dendrix a San Giovanni sono state veramente scaltrissime e hanno portato da subito una sferzosa dose di allegria (ragazzi, se avete a cuore le vendite, investite su delle psicologhe, non su contabili. Qualcuno al governo l'ha capito). Poi è stata la volta dello scontro tra fotografi nello sfondo steam-punk del locale, dove è stato improvvisato un set fotografico post-atomico degno di uno dei tanti Godzilla Vs Gamera. Poi amici, fan, avventori, Robbie che ci ha aiutato ad attaccare palloncini e i manifestini elettorali con Moz, Robert Smith e Mark Zonda in stile Obama e Lorenzo, che si era autoconvinto di credere per disperazione che fosse il mio compleanno. Chiaramente ultimo è arrivato Mic Starr!



Airpop DJSet sublimi. Mic lo abbiamo sistemato su un rialzo, come il suo e-mulo beatlesiano. Il suono era talmente buono che sound-check e tecnici non servivano neanche, tanto il mio nuovo mixer simula qualsiasi ambiente di risonanza, se giravo una manopola il terrazzo del Diago diventava un grotta. C'è il sole anche se fa sera. Meno male. Addirittura un caro amico DJ di Bologna. Anzi, mi sa che non avete capito: BO*LO*GNA! Si può partire.

"Salve. Siamo i Tiny Tide. Qualcuno penserà che è la mia festa di compleanno. E invece è la festa di compleanno del nostro nuovo EP. Si chiama The WildHeart, è pieno di tastiere e cose strane. Oggi ve lo presentiamo in chiave rock."

Stappiamo un Berlucchi, portato dall'amico fotografo Tomaselli. E parte "The Smiths & The Cure". Dicono che abbia avuto molta più presa che la versione in studio. In realtà mi è partito il volume della chitarra a mille e la cosa mi aveva un po' destabilizzato. I brani dopo sono andati meglio :)



A risentirla da fuori (l'unica canzone di cui ho visto una registrazione) "I Would Say" è venuta molto "Conor Oberst". Alle spalle l'ultimo inconveniente tecnico. Non si sentiva il violino di Manuel.

Piccolo tributo a Jako, morto proprio il giorno in cui presentavamo l'EP, introdotto da una battuta su un'altro psicopatico rimodellato dalle plastiche che non ha fortunatamente colto nessuno sugli assoli "Beat It" di Dendrix. Parte "Man in The Mirror", pausa, "Yuriko has come to town". Non so a chi dei vecchi fedeli che a casa hanno una copia di "Feel the Blank" abbia emozionato risentire dal vivo un brano del 1998 mai eseguito dal vivo (non avevo neppure una band). Per quanto mi riguarda è un piacere suonarla, e con il tocco di Manuel e i ragazzi ha perfino assunto delle connotazioni molto Blur. Mic ha tirato fuori una parte di batteria incredibile per l'inciso di questo pezzo. Ma se l'è dimenticata, quindi la sentirete la prossima volta (mercoledì all'Ex-Macello, tipo). Tutto rego sui classiconi, "February" e "Tiny Trains", mentre mi sono divertito molto nella mia pantomima Bowiniana su "Needful Things", dato che non suonavo la chitarra e avevo le mani libere. A mio avviso questa nuova versione fa molto versione beat di "Alice Cooper".


Finalone con "Road to Fairies" (con la coda strumentale suonata in arpeggio da sdraiato mentre Dendrix sfavillava note degne di Prince in Purple Rain) e l'apprezzatissima "Do Mean It's A Mess" (chi ancora penserà che sia sano di mente dopo un'introduzione che parlava di appostamenti sotto il parcheggio del Diagonal e bombe atomiche?), con un piccolo tributo ai Cardigans.

Che dovesse scattare il bis non era una sorpresa: la gente ci aveva già minacciato di morte da settimane nel caso non avessimo fatto "Girls from Ronta". Quello che non mi aspettavo era l'incredibile risposta che ha avuto il brano, come non mai. E' bastato l'attacco di chitarra perchè la gente cominciasse a battere le mani. Mi sono scatenato. Ho intinto le mani nella coca cola ai miei piedi tirandomi tutti i capelli all'indietro e liberandomi degli occhiali, che considerando i salti che ho fatto attorno al microfono è un miracolo che siano scampati illesi. Interminabile. Ogni volta che finiva la riattaccavamo con qualche variazione. Mi sono divertito molto!


Quello che non mi aspettavo è che la gente... chiedesse un altro bis! Cavo della chitarra ormai irrimediabilmente aggomitolato con quello del microfono, microfono pericolosamente in bilico sull'asta, ho rinunciato allo strumento dopo pochi accordi per lasciare suonare "The Psychopath At The Club" i Tiny. Senza occhiali, bagnato, con i cavi scombinati, non ho minimamente preso in considerazione chi mi chiedeva di suonare un'altra canzone!

La festa è proseguita grazie alla meravigliosa disponibilità dei ragazzi del Diagonal e la buona musica degli AirPop, che hanno alternato un indie-pop da antologia a originali e cover di Smiths e Cure. Superlativi, da fare una compilation! Ci hanno fatto rimanere fino a tarda serata, mentre scarabocchiavo cazzate d'autore su fogli strappati di un vecchio RollingStone. Porlock, che è più pazzo di me, ha addirittura cominciato a collezionarli. Speriamo che siano solo i primi di una lunga serie. Ma anche no.

Infine, visto che come avrete capito questo post manca completamente di oggettività, vi lascio con la trascrizione di alcuni SMS che mi sono giunti sul telefonino

"Ti cadono gli occhiali! E' ora di passare alle lenti a contatto"

"Do Mean It's A Mess è quasi Style Council. Dovresti tirare fuori la tua voce alla Paul Weller"

"Nel finale di Ronta potresti mordere le corde della chitarra di Denrdix come Bowie faceva con Ronson"
"Con quel bottiglione di Berlucchi sembrava avessi vinto il Gran Premio"


mercoledì, giugno 24

Scrambled Eggs 2.0

Quel santo di Andrè Brorsson di "Stars In Coma", si è preso la briga di dare una mano in mixing e editing del primo album dei "Tiny Tide". Visto che ci saranno alcune collaborazioni all'interno dell'album, siamo partiti proprio da "Scrambled Eggs", un mio brano risuonato a 4 mani (a dire il vero ci sono anche Porlock al piano e Manuel al Violino).

In 4 e 4/8 Andrè, servendosi di sola voce e batteria (comunque riprogrammata), ha inciso un incredibile basso, chitarra e tastiera. Porlock e Manuel hanno contribuito con le loro solite scale armoniche discendenti e tappeti di violino... fino a quando il computer di Andrè ha deciso di crashare! Quindi stiamo rifacendo tutto da zero. Nel frattempo ecco come potrebbe essere stata...

... Tiny Tide + Stars In Coma - "Scrambled Eggs 2.0"

QUESTA E' L'OPERA DI UN GENIO

martedì, giugno 23

ARIEL 1 : ANILMALS 0



Commenti sul concerto di Ariel Pink? SEMPLICEMENTE GRANDIOSO. La cosa ancora più spettacolare di vederlo chiudersi in bagno per cantare due canzoni mentre la band proseguivca è stata vedere lo Zuni veramente pieno di gente che è rimasta fino alla fine, non solo per vedere se tornava fuori dal cesso, e che si è ritrovata anche a ballare su canzoni che, contro ogni calcolo di probabilità fisicoquantistica, non aveva mai ascoltato in vita sua. L'altro aspetto sbalorditivo è stato come la band - un'accozzaglia etno-freak veramente figa, capace e variegata - sia riuscita a riprodurre dal vivo un sound che pensavo si potesse soltanto percepire da sovraincisioni mono da un registratore portatile all'altro attaccato a chours, wah-wah e delay suonato dalla finestra di una casa all'altra, con una voce persa in mezzo a echo infinite sempre al pelo della superficie di bolle sonore omogenee e puntuali quanto stranianti ed evanescenti. In una parola: pazzesco.

Ho scritto due righe in pseudo Inglese qui.

Ariel Pink - Live in Italy Pics

Ariel Pink - Live Clips Pt.1

Ariel Pink - Live Clips Pt.2

Ariel Pink - Live Clips Pt.3

Ariel Pink - “Howling At The Moon”

Ariel Pink - The whole live recording (Matt Share’s courtesy)


domenica, giugno 21

AAA


Non ce l'ho fatta a resistere.
La prima parte della melodia l'avevo in mente da tempo. Facevo alcuni pasticci con la chitarra l'altro giorno quando sono arrivato a quella che attualmente e' la seconda parte della melodia, e ho provato quindi a legare le due cose assieme.

L'ho fatta sentire al mio teacher di chitarra per avere un'opinione, e chiedere se e come potevano legare, trovando che in realta' il gioco era gia' fatto. Si'. Ma ora che l'avevo fatta sentire... dovevo assolutamente registararla. Almeno una veloce demo acustica!

Ed eccola qua :)

Il brano parla di persone abbandonate in mezzo alla campagna assolata, in attesa che qualcuno venga a riparare tutto ciò che gli serve per farle ripartire. Almeno credo.

Ecco il testo.

giovedì, giugno 18

Non c'è due senza Vague



Premessa. Ne parlavamo l'altro giorno in macchina diretti per Carpi. Tra i numerosi concerti che ho visto ricordo quello del progetto-cover (oddio, che riduttivo chiamarlo così!) "Nouvelle Vague" come quello più inaspettatamente coinvolgente, ispirato e abrasivo a cui abbia mai assistito (ecco qui un vecchio resoconto). Per quanto riguarda gli album, chi per puro caso non ne fosse a conoscenza, vi basti sapere che il progetto di traghettare con un'operazione fainamente nostalgica i brani New Wave in sofisticate fighetterie bossaindie (che non è un nuovo asse provincial-nazionalista) nasce da un'idea di Marc Collin e Olivier Libaux, che alternanoalla re-interpretazione dei brani una stuola di cantanti neanche fossero un ritrovo di Signori del Tempo venuti da Gallifrey (Doctor Who, tipo)

E' uscito da poco il terzo album, dal significativo titolo... 3!

D'accordo sulla mancanza totale di un fattore sorpresa già a partire dal titolo (unica novità, gli ospiti di rilievo come Martin Gore e Ian McCulloch, a testimoniare che un po' di centimetri di distanza dalla nicchia il progetto deve esserseli guadagnati), ma non capisco come alcune persone si possano essere stentite deluse da una pletora di brani così finemente scelti e arrangiati. Sarebbe come pretendere dai "Daysleepers" di mettersi forzatamente a incidere i propri brani in un garage assieme ai "Mika Miko"!

"Master & Servant" dei Depeche Mode gigioneggia con un blus da farwest tanto altalenante e polveroso da poterci canticchiare sopra tranquillamente "Personal Jesus". Non avrebbe sfigurato affatto in un album dei Catatonia!

In "Blister in the sun", un brano abusatissimo che ha francamente sfracellato i maroni, si scopre la spensieratezza di Beck che va a trovare in Giappone i Pizzicato 5 per un pic-nic a base diokonomiyaki e omini di marzapane disegnati male.

"Road To Nowhere" che sembra rifatta dagli Annie Hall appesa con due ceppetti alle linee più terse di azzurrissimi orizzonti country (non ci sarebbe stato mica male un duetto con Nina Persson, che si sbaglia e parte con "The Sound of Silence") e l'irresistibile "The American" in un irrefrenabile spirale di gioia compulsiva ad avvitarsi attorno al ritornello. Dicamolo: l'originale fa proprio cacare, qui si sente il tocco di Cotello, The Warner Years!

"Heaven" dei Psychedelic Furs è uno dei brani della mia top-ten personale di sempre, dignitosissima, e sicuramente meglio di Paul Young che rifà "Love will tear us apart".

"Parade" e "All My Colours" stracciano un po' le palle, ma i brani originali non aiutano.

La skatenata "Ca Plane Pour Moi" sembra voler strappare il riff direttamente dalle mani di Super Mario, omaggio graditissimo al
Plastic Bertrand finito direttamente sulla mia ultima cassettina mista. "Our Lips Are Sealed" degna di una relase nipponica ("Such a beautiful girl like you") dei "Black Box Recorder" (penso a "The art of driving"), ma c'è anche un pizzico del Bowie più swingamericano. Uno dei brani più riusciti dell'album.

Divertente infine vedere quanto fingerpicking e precisione chitarristica e vocale sono stati profusi nel totale ribaltamento di "God Save The Queen", originariamente sguaiato e caotico, ora VERO sberleffo alla beatlesiana "Her Majesty", non scevro di una sorta di materna commiserazione nei confronti del movimento Punk e i suoi fallimenti.

"Say Hello Wave Goodbye" sorprende ma delude, mentre "So Lonely" risulta sgraditamente disorientante, ma forse due o tre acuti latrati da Bono e un cut and paste del giro di "Where The Street Have No Name" avrebbero cambiato la situazione.

Nouvelle Vogue 3, come il numero di tracce da skippare. Negli anni ottanta sarebbe stato un primato. Direi che è un successone anche nell'epoca del copia e incolla.


Nouvelle Vague - "Road to Nowhere"